“È inaccettabile questo scippo continuo dell’autonomia del Parlamento” (Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, ogni volta che il governo del Berlusca di fronte a centinaia di emendamenti ha posto la fiducia).

“È verosimile che il governo porrà la fiducia per il cospicuo numero di emendamenti” (Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, 10 dicembre 2011, riferendosi alla manovra finanziaria presentata dal governo Monti).

“Il governo non può intervenire su questa materia” (Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, 10 dicembre 2011, parlando dello stop bipartisan al provvedimento del governo Monti che tentava di ridurre, almeno un po’, lo stipendio dei parlamentari).

Mandare a casa il governo e la maggioranza.

Questo, secondo il lider Massimo (D’Alema), il compito di ogni opposizione.

In Italia, forse.

In tutto il resto del mondo il compito dell’opposizione è vigilare affinché il governo e la maggioranza lavorino bene. Votare ciò che deve essere votato, fermare ciò che deve essere fermato.

Nel resto del mondo.

Negli Stati Uniti, con le elezioni di mid term, il capo dell’esecutivo (che là si chiama presidente degli Stati Uniti) si può trovare in minoranza al Congresso e al Senato. Così è obbligato a prendere decisioni buone, perché se sono cattive il Parlamento le respinge e se sono buone e il Parlamento non le approva fa pessima figura il parlamento.

Ma da noi no.

Da noi i maitre à penser come il lider Massimo ci spiegano che il compito delle opposizioni è mandare a casa la maggioranza (stare zitto e limitarsi a incassare quella che considera una vittoria sembrava brutto).

Esattamente, qualunque sia il governo, se le opposizioni, qualunque sia l’opposizione, ragionano così, perché ci si meraviglia se i mercati non si fidano di noi e la speculazione internazionale ci strozza?

Dovevano esagerare per riportarmi a scrivere sul blog.

È noto che io sia un elettore di destra.

È visibile che il corrente presidente del consiglio, a questo punto non so per quanto, non sia particolarmente difendibile sulle scelte che applica alla sua vita privata e peraltro non sia particolarmente simpatico (è un eufemismo) e non lo sia mai stato.

Ma quando leggo che la procura di Bari ha effettuato 100.000 (centomila!) intercettazioni telefoniche e ambientali allo scopo di trovare “qualcosa”, senza sapere a priori cosa, mi sembra davvero troppo.

E mi sembra troppo scoprire che il costo stimato di questa operazioncina sia stato valutato nell’ordine dei 450.000.000 euro (quattrocentocinquanta milioni di euro!).

E mi sembra troppo scoprire che la procura di Milano abbia effettuato a sua volta altre 100.000 intercettazioni (stesso costo, presumo?), sempre allo scopo di trovare “qualcosa”, senza sapere a priori cosa.

Siccome uno dei pensieri che vengono a qualsiasi persona ragionevole è “ma non hanno cose più importanti da fare”, mi sono guardato in giro.

Ho scoperto che:

1. La procura di Napoli, impegnatissima a indagare su una presunta estorsione di cui il presidente del consiglio sarebbe “vittima” (e anche sul fatto che una vittima nell’ordinamento italiano sia obbligata a presentarsi presso i magistrati, non avendo neppure il diritto di tacere o di essere assistita da un legale di propria fiducia si potrebbero scrivere fiumi di parole), si è scordata di portare avanti le indagini sui rifiuti tossici gestiti dalla camorra, indagini che hanno ispirato il libro Gomorra di Saviano. Risultato: prescrizione per tutti, ma che importa? È più importante apparire sui telegiornali tutte le sere perché nominalmente si indaga su Tarantini.

2. Il ministero dell’interno ha tolto dall’elenco dei collaboratori di giustizia stipendiati da noi tale Giuseppe Saccente, perché mentre era sotto protezione passava il tempo a stuprare le figlie minorenni e pare che (bontà loro) una delle condizioni per far parte del programma (stipendiato) di protezione sia avere un comportamento irreprensibile. Stuprare tre figlie minorenni per anni non è particolarmente irreprensibile, così è stato rimosso. Siccome era stipendiato da noi, il gentiluomo ha ritenuto, nel momento in cui è stato licenziato, di aver diritto alla liquidazione, così ha fatto ricorso al TAR del Lazio. Mentre la pratica andava avanti il galantuomo tentava la fuga dall’Italia con un passaporto falso e commetteva anche un omicidio (il tizio che gli ha procurato il passaporto falso). Dopo tutto ciò il TAR gli ha dato ragione. Adesso noi contribuenti dobbiamo pagargli 60.000 euro (sessantamila!). La mia liquidazione dopo 40 anni non sarà così alta e non me la pagheranno i contribuenti, ma così ha stabilito un tribunale.

3. Il tribunale di Milano, lo stesso delle 100.000 intercettazioni che poi finiscono su Repubblica, Corriere e Espresso, lo stesso che ha appena rinviato a giudizio il presidente del consiglio per “complicità morale” (roba da matti) nella pubblicazione di una intercettazione telefonica di Fassino e Consorte (noto solo io l’ironia?), ha dovuto decidere su un ricorso presentato dalle COOP (rosse) contro il boss dei supermercati Esselunga. Bernardo Caprotti, stufo e frustrato per tutti gli ostacoli che comuni e tribunali di sinistra ponevano al suo lavoro per favorire le COOP, ha scritto la sua storia in un libro (Falce e carrello). Le COOP hanno fatto ricorso asserendo che quel libro ledeva i loro interessi. Il tribunale ha dato loro ragione e si può essere o meno d’accordo. Quello su cui non si può e non si deve essere d’accordo è il fatto che il tribunale abbia ordinato il ritiro e la DISTRUZIONE di tutte le copie del libro. Come in Unione Sovietica quando c’era Stalin o in Italia quando c’era Mussolini.

Tutto questo preoccupa. Oggi tocca al presidente del consiglio, ma è necessario tenere sempre a mente che il giorno che per qualunque ragione (perché avete fatto qualcosa, per un errore di indagine, per un caso di omonimia, qualunque cosa) avrete a che fare con il sistema giudiziario italiano, questa sarà la gente che vi troverete davanti.

Che il Censis (principalmente a spese del contribuente, visti i principali clienti) indaghi non è che sia una novità.

Neanche che il risultato di un’indagine (statistica) del Censis siano numeri è una novità. Che vuol dire che loro mettono i numeri e qualcun altro li commenta.

Questa sera, tanto per cambiare, tocca al mio amato TG3, che non cessa mai di stupirmi.

Il Censis ha pubblicato un’indagine sulle morti bianche e nere in Italia. Dato l’argomento suppongo (ma non lo so) che il committente possa essere un qualche ministero, per esempio quello dell’interno.

Quindi……. si tratta di capire il rapporto tra le morti sul lavoro, per incidente automobilistico e per omicidio in Italia.

Secondo me l’inchiesta consiste nel prendere il telefono, chiamare il ministero dell’interno e dire: “buon giorno, chiamo dal Censis. Per cortesia quanti morti per incidente stradale, per incidente sul lavoro e per omicidio sono stati registrati nel 2007?”. In effetti non so come altro si potrebbe fare, perché sarà ben la pubblica sicurezza che registra queste cose.

Si ascoltano i numeri, li si scrivono e poi si emette fattura verso il cliente (che magari è il ministero dell’interno, ma non lo posso sapere).

I numeri dicono che in Italia si muore più per incidenti (sul lavoro o stradali) che per omicidio. Il TG3 definisce la cosa una “tragggedia” (così lo pronunciano tutti i volti del TG3, che pronunciano la parola almeno tre volte per edizione) e in particolare sottolinea come le morti per incidente stradale siano 8 volte (otto!) quelle per omicidio. Viviamo in un posto brutto, che scandalo, ecc. ecc.

Ora……. alzi la mano chi non e’ contento di vivere in un posto così e preferirebbe vivere in un posto dove è più probabile morire per omicidio che per un incidente……

Sono quasi senza parole.

In effetti è una frase fatta, perché parole ne ho e ne uso.

Sento al telegiornale che domani (domenica) ci sarà il primo interrogatorio in carcere per il sano individuo che ha investito e ucciso due giovani a Roma.

Il gentiluomo è un ultras cui è stato interdetto l’ingresso agli stadi e questo, per quanto indicativo di uno stile di vita, non deve influenzare il giudizio su di lui e su ciò che ha fatto.

Il punto è questo:

costui, forse ubriaco o fatto, con la patente ritirata, in un’ora in cui non sarebbe potuto essere in giro per un provvedimento restrittivo, ha investito e ucciso un ragazzo e una ragazza, è scappato, ha cercato di far riparare l’auto ed è stato preso.

Esattamente, interrogandolo, cosa vorrebbero chiedergli? (Nota aggiunta il giorno dopo: ha risposto “non volevo ucciderli”. Ah va?).

E, posto che sia necessario interrogarlo, perché questo avviene dopo tutto questo tempo?

Poi ci sarà un processo che durerà anni? Questo dovrebbe essere uno di quei processi (il nostro ordinamento per fortuna garantisce a tutti il diritto a essere giudicati dopo un processo, giornali permettendo) da dieci minuti, dove il giudice dovrebbe fare il ragioniere (omicidio + fuga + omissione di soccorso + tentativo di occultamento + guida senza patente + fatto + ubriaco, ecc. ecc. = 30 anni al gabbio senza sconti).

Su un argomento correlato, era giusto fare un processo approfondito alla signora Franzoni, perché da ragioniere non c’era proprio nulla. Era necessario esaminare, valutare, decidere prendendosene carico e responsabilità.

Personalmente non sono d’accordo sul risultato, perché a mio parere non ci sono vere prove a suo carico. Non so se sia colpevole o innocente, suppongo lo sappiano lei e il suo dio, se crede in uno, ma certo non io. Non a fronte della totale mancanza di prove inconfutabili.

Eppure l’hanno condannata. Lo scandalo supplementare consiste nel fatto che la sera della sentenza definitiva i Carabinieri fossero nascosti a casa dei vicini in attesa del verdetto, per poi piombarle in casa alle 23.15 e arrestarla di fronte ai figli.

Siamo seri…… se avesse voluto fuggire avrebbe atteso il verdetto all’estero, non a casa.

Ma anche questa è giustizia in Italia.


  • Categorie

  • Archivio


  •  
     
     
     
     
     
     
  • Articoli recenti

  • L’autore

    Marco, classe 1963, Italiano di San Maurizio Canavese, vicino a Torino. Forse, adesso che abita in un posto più a misura d'uomo, potrà riabituarsi a vivere in Italia.
    (marco@giaiotto.it)
     
  • Statistiche

    • Totali
      • 143 Post
      • 0 Pagine
      • 47 Commenti
  • Meta

  •