28 settembre 2013. Finalmente (per me) il governo Paperoga, Jo Condor, Letta, come volete voi, va a casa.

Non ho voluto questo governo, come non ho voluto il governo Monti. Non ho votato per avere questi governi. Nessuno ha votato per avere questi governi.

Per me si sarebbe dovuto votare nel 2011, quando hanno abbattuto a colpi di lo vuole l’Europa il governo Berlusca.

Avrebbe vinto il PD, senza il mio voto, e avrebbe governato bene o governato male, ma comunque legittimato.

Un governo legittimato non è un governo che ha il mio voto. È un governo che ha la maggioranza (vera, non costruita) dei voti.

Torno al titolo, al circo.

Titolo in prima pagina della Stampa, 28 settembre: “Letta al PDL: prendere o lasciare”.

Titolo in prima pagina della Stampa, 29 settembre: “Governo, è crisi. Letta: è una follia”.

Qualcuno vuole spiegare a Paperoga, Jo Condor, Letta, come volete voi, che se fai un’offerta a qualcuno (capita tutti i giorni, in qualunque transazione) con condizioni a quel qualcuno evidentemente non gradite (se no non dovresti cercare di forzare la mano) dicendo “prendere o lasciare”, se poi ti risponde “grazie, lascio” non puoi metterti a strepitare e dire “è una follia”?

Qualcuno vuole spiegare a Paperoga, Jo Condor, Letta, come volete voi, che il decreto per non aumentare l’IVA (aumentando invece la benzina, grazie per questo) lo aveva sul tavolo venerdì da firmare (all’ultimo momento, quando si sapeva da mesi) e non lo ha firmato per decisione sua? Perfino Saccomanni (quello del “se non mi lasciate aumentare l’IVA mi dimetto”) si era ammorbidito e aveva detto che le coperture (a elevato numero di ottano) si sarebbero potute trovare.

Qualcuno vuole spiegare a tutto lo zoo della politica romana che quando ci dicono “non si può andare a votare senza cambiare la legge elettorale” questa legge elettorale penosa (funziona alla Camera, non funziona al Senato per le modifiche imposte da Ciampi, non da Calderoli) è lì dal 2006 e forse in 7 anni “qualcosina” per cambiarla avrebbero potuto farla?

“È inaccettabile questo scippo continuo dell’autonomia del Parlamento” (Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, ogni volta che il governo del Berlusca di fronte a centinaia di emendamenti ha posto la fiducia).

“È verosimile che il governo porrà la fiducia per il cospicuo numero di emendamenti” (Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, 10 dicembre 2011, riferendosi alla manovra finanziaria presentata dal governo Monti).

“Il governo non può intervenire su questa materia” (Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, 10 dicembre 2011, parlando dello stop bipartisan al provvedimento del governo Monti che tentava di ridurre, almeno un po’, lo stipendio dei parlamentari).

Mandare a casa il governo e la maggioranza.

Questo, secondo il lider Massimo (D’Alema), il compito di ogni opposizione.

In Italia, forse.

In tutto il resto del mondo il compito dell’opposizione è vigilare affinché il governo e la maggioranza lavorino bene. Votare ciò che deve essere votato, fermare ciò che deve essere fermato.

Nel resto del mondo.

Negli Stati Uniti, con le elezioni di mid term, il capo dell’esecutivo (che là si chiama presidente degli Stati Uniti) si può trovare in minoranza al Congresso e al Senato. Così è obbligato a prendere decisioni buone, perché se sono cattive il Parlamento le respinge e se sono buone e il Parlamento non le approva fa pessima figura il parlamento.

Ma da noi no.

Da noi i maitre à penser come il lider Massimo ci spiegano che il compito delle opposizioni è mandare a casa la maggioranza (stare zitto e limitarsi a incassare quella che considera una vittoria sembrava brutto).

Esattamente, qualunque sia il governo, se le opposizioni, qualunque sia l’opposizione, ragionano così, perché ci si meraviglia se i mercati non si fidano di noi e la speculazione internazionale ci strozza?

Dovevano esagerare per riportarmi a scrivere sul blog.

È noto che io sia un elettore di destra.

È visibile che il corrente presidente del consiglio, a questo punto non so per quanto, non sia particolarmente difendibile sulle scelte che applica alla sua vita privata e peraltro non sia particolarmente simpatico (È un eufemismo) e non lo sia mai stato.

Ma quando leggo che la procura di Bari ha effettuato 100.000 (centomila!) intercettazioni telefoniche e ambientali allo scopo di trovare “qualcosa”, senza sapere a priori cosa, mi sembra davvero troppo.

E mi sembra troppo scoprire che il costo stimato di questa operazioncina sia stato valutato nell’ordine dei 450.000.000 euro (quattrocentocinquanta milioni di euro!).

E mi sembra troppo scoprire che la procura di Milano abbia effettuato a sua volta altre 100.000 intercettazioni (stesso costo, presumo?), sempre allo scopo di trovare “qualcosa”, senza sapere a priori cosa.

Siccome uno dei pensieri che vengono a qualsiasi persona ragionevole è “ma non hanno cose più importanti da fare”, mi sono guardato in giro.

Ho scoperto che:

1. La procura di Napoli, impegnatissima a indagare su una presunta estorsione di cui il presidente del consiglio sarebbe “vittima” (e anche sul fatto che una vittima nell’ordinamento italiano sia obbligata a presentarsi presso i magistrati, non avendo neppure il diritto di tacere o di essere assistita da un legale di propria fiducia si potrebbero scrivere fiumi di parole), si è scordata di portare avanti le indagini sui rifiuti tossici gestiti dalla camorra, indagini che hanno ispirato il libro Gomorra di Saviano. Risultato: prescrizione per tutti, ma che importa? È più importante apparire sui telegiornali tutte le sere perché nominalmente si indaga su Tarantini.

2. Il ministero dell’interno ha tolto dall’elenco dei collaboratori di giustizia stipendiati da noi tale Giuseppe Saccente, perché mentre era sotto protezione passava il tempo a stuprare le figlie minorenni e pare che (bontà loro) una delle condizioni per far parte del programma (stipendiato) di protezione sia avere un comportamento irreprensibile. Stuprare tre figlie minorenni per anni non è particolarmente irreprensibile, così è stato rimosso. Siccome era stipendiato da noi, il gentiluomo ha ritenuto, nel momento in cui è stato licenziato, di aver diritto alla liquidazione, così ha fatto ricorso al TAR del Lazio. Mentre la pratica andava avanti il galantuomo tentava la fuga dall’Italia con un passaporto falso e commetteva anche un omicidio (il tizio che gli ha procurato il passaporto falso). Dopo tutto ciò il TAR gli ha dato ragione. Adesso noi contribuenti dobbiamo pagargli 60.000 euro (sessantamila!). La mia liquidazione dopo 40 anni non sarà così alta e non me la pagheranno i contribuenti, ma così ha stabilito un tribunale.

3. Il tribunale di Milano, lo stesso delle 100.000 intercettazioni che poi finiscono su Repubblica, Corriere e Espresso, lo stesso che ha appena rinviato a giudizio il presidente del consiglio per “complicità morale” (roba da matti) nella pubblicazione di una intercettazione telefonica di Fassino e Consorte (noto solo io l’ironia?), ha dovuto decidere su un ricorso presentato dalle COOP (rosse) contro il boss dei supermercati Esselunga. Bernardo Caprotti, stufo e frustrato per tutti gli ostacoli che comuni e tribunali di sinistra ponevano al suo lavoro per favorire le COOP, ha scritto la sua storia in un libro (Falce e carrello). Le COOP hanno fatto ricorso asserendo che quel libro ledeva i loro interessi. Il tribunale ha dato loro ragione e si può essere o meno d’accordo. Quello su cui non si può e non si deve essere d’accordo è il fatto che il tribunale abbia ordinato il ritiro e la DISTRUZIONE di tutte le copie del libro. Come in Unione Sovietica quando c’era Stalin o in Italia quando c’era Mussolini.

Tutto questo preoccupa. Oggi tocca al presidente del consiglio, ma è necessario tenere sempre a mente che il giorno che per qualunque ragione (perché avete fatto qualcosa, per un errore di indagine, per un caso di omonimia, qualunque cosa) avrete a che fare con il sistema giudiziario italiano, questa sarà la gente che vi troverete davanti.


 
 
 
 
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    Marco, classe 1963, Italiano di San Maurizio Canavese, vicino a Torino. Forse, adesso che abita in un posto più a misura d'uomo, potrà riabituarsi a vivere in Italia.
    (marco@giaiotto.it)
     
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