Che il Censis (principalmente a spese del contribuente, visti i principali clienti) indaghi non è che sia una novità.

Neanche che il risultato di un’indagine (statistica) del Censis siano numeri è una novità. Che vuol dire che loro mettono i numeri e qualcun altro li commenta.

Questa sera, tanto per cambiare, tocca al mio amato TG3, che non cessa mai di stupirmi.

Il Censis ha pubblicato un’indagine sulle morti bianche e nere in Italia. Dato l’argomento suppongo (ma non lo so) che il committente possa essere un qualche ministero, per esempio quello dell’interno.

Quindi……. si tratta di capire il rapporto tra le morti sul lavoro, per incidente automobilistico e per omicidio in Italia.

Secondo me l’inchiesta consiste nel prendere il telefono, chiamare il ministero dell’interno e dire: “buon giorno, chiamo dal Censis. Per cortesia quanti morti per incidente stradale, per incidente sul lavoro e per omicidio sono stati registrati nel 2007?”. In effetti non so come altro si potrebbe fare, perché sarà ben la pubblica sicurezza che registra queste cose.

Si ascoltano i numeri, li si scrivono e poi si emette fattura verso il cliente (che magari è il ministero dell’interno, ma non lo posso sapere).

I numeri dicono che in Italia si muore più per incidenti (sul lavoro o stradali) che per omicidio. Il TG3 definisce la cosa una “tragggedia” (così lo pronunciano tutti i volti del TG3, che pronunciano la parola almeno tre volte per edizione) e in particolare sottolinea come le morti per incidente stradale siano 8 volte (otto!) quelle per omicidio. Viviamo in un posto brutto, che scandalo, ecc. ecc.

Ora……. alzi la mano chi non e’ contento di vivere in un posto così e preferirebbe vivere in un posto dove è più probabile morire per omicidio che per un incidente……

Sono quasi senza parole.

In effetti è una frase fatta, perché parole ne ho e ne uso.

Sento al telegiornale che domani (domenica) ci sarà il primo interrogatorio in carcere per il sano individuo che ha investito e ucciso due giovani a Roma.

Il gentiluomo è un ultras cui è stato interdetto l’ingresso agli stadi e questo, per quanto indicativo di uno stile di vita, non deve influenzare il giudizio su di lui e su ciò che ha fatto.

Il punto è questo:

costui, forse ubriaco o fatto, con la patente ritirata, in un’ora in cui non sarebbe potuto essere in giro per un provvedimento restrittivo, ha investito e ucciso un ragazzo e una ragazza, è scappato, ha cercato di far riparare l’auto ed è stato preso.

Esattamente, interrogandolo, cosa vorrebbero chiedergli? (Nota aggiunta il giorno dopo: ha risposto “non volevo ucciderli”. Ah va?).

E, posto che sia necessario interrogarlo, perché questo avviene dopo tutto questo tempo?

Poi ci sarà un processo che durerà anni? Questo dovrebbe essere uno di quei processi (il nostro ordinamento per fortuna garantisce a tutti il diritto a essere giudicati dopo un processo, giornali permettendo) da dieci minuti, dove il giudice dovrebbe fare il ragioniere (omicidio + fuga + omissione di soccorso + tentativo di occultamento + guida senza patente + fatto + ubriaco, ecc. ecc. = 30 anni al gabbio senza sconti).

Su un argomento correlato, era giusto fare un processo approfondito alla signora Franzoni, perché da ragioniere non c’era proprio nulla. Era necessario esaminare, valutare, decidere prendendosene carico e responsabilità.

Personalmente non sono d’accordo sul risultato, perché a mio parere non ci sono vere prove a suo carico. Non so se sia colpevole o innocente, suppongo lo sappiano lei e il suo dio, se crede in uno, ma certo non io. Non a fronte della totale mancanza di prove inconfutabili.

Eppure l’hanno condannata. Lo scandalo supplementare consiste nel fatto che la sera della sentenza definitiva i Carabinieri fossero nascosti a casa dei vicini in attesa del verdetto, per poi piombarle in casa alle 23.15 e arrestarla di fronte ai figli.

Siamo seri…… se avesse voluto fuggire avrebbe atteso il verdetto all’estero, non a casa.

Ma anche questa è giustizia in Italia.

All’attenzione del sindaco di Rivoli, Guido Tallone.

Gentile sig. Sindaco di Rivoli,

non posso assumere che lei, incontrando molte persone, possa ricordarsi di me, ma mi piace assumere sia così.

Le ho scritto tempo fa, lamentandomi di un trattamento che non giudicavo consono nel contestarmi di non aver pagato la TARSU per l’anno 2005.

La Stampa (legge in copia) fu così cortese da dedicarmi un articolo.

La sua segreteria (legge in copia) fu così gentile da tenermi una esaustiva lezione sui rapporti tra i cittadini e le istituzioni.

Il suo (non certo mio) ufficio tributi (legge in copia) fu così attento da richiamare la mia attenzione sul fatto che loro inviano contestazioni solo ed esclusivamente dopo “attente e rigorose verifiche”.

Come saprà (ho la mail dell’ufficio tributi che mi ringrazia per aver mandato copia della ricevuta, che avrebbe permesso di chiudere la pratica) ho inviato la necessaria documentazione.

Come forse ricorderà, ciò che mi disturbava era il tono della lettera, che di fatto prima mi accusava di essere un evasore e poi verso il fondo mi diceva “se per caso avesse pagato”, ecc.

Desidero indirizzarle un complimento e una segnalazione.

Prima il complimento.

Le nuove lettere di contestazione del mancato pagamento della TARSU hanno un tono completamente diverso da prima, molto più cortesi e corrette nei confronti del cittadino.

Si segnala che il pagamento manca e si dice immediatamente (cito): “Qualora avesse già effettuato il versamento, ci scusiamo in anticipo e le richiediamo comunque di volerne dare comunicazione”, ecc.

Non si fa più nessun cenno a eventuali provvedimenti di pignoramento e non si parla di inviti perentori.

Insomma, un altro mondo, per cui complimenti veri.

Adesso la segnalazione.

Come faccio a conoscere il contenuto delle nuove lettere?

Semplice. Glielo scrivo maiuscolo, per avere la sicurezza di farle arrivare la segnalazione.

OGGI HO RICEVUTO DALL’UFFICIO TRIBUTI UNA RACCOMANDATA CON RICEVUTA DI RITORNO CON LA CONTESTAZIONE DEL MANCATO PAGAMENTO DELLA TARSU 2005 (sempre quella, sempre la stessa, della quale avevo già mandato la ricevuta)!!!

Le dico sinceramente che non ho le forze per ricominciare la lotta coi mulini a vento e con l’ente pubblico e le chiedo per cortesia di non obbligarmi a inviare nuovamente la ricevuta. Chieda alla sua segreteria o all’ufficio tributi di recuperarla dalla mail che ho già inviato a suo tempo. Se nel frattempo potesse anche chiedere all’ufficio tributi (hanno fatto un altro controllo accurato e rigoroso?) se non hanno di meglio da fare……..

Cordiali saluti,

Marco Giaiotto.

Il 19 febbraio Porta a Porta su Rai 1 (stream) ha presentato la sfida (che chiamerei dibattito per i motivi che andrò a esporre) tra Fini e Bertinotti.

Invito a vederla.

Sui contenuti dei singoli punti non si entra in discussione, perché dipendono dal modo di pensare e vedere le cose di ognuno.

Per quanto mi riguarda il Bertinotti-pensiero è delirio, ma non c’è dubbio alcuno che chi la pensa in maniera diversa dalla mia possa avere la stessa opinione a proposito del Fini-pensiero e ritenere le parole di Bertinotti verità rivelata.

Questa è libertà di pensiero, di opinione e di espressione degli stessi, e meno male che viviamo in un Paese dove queste libertà sono così radicate da essere imprescindibili.

Ma non è il punto di questo mio scritto.

Il punto è che seguire un dibattito tra questi due signori è un piacere.

Altri stanno usando finta pacatezza e finto savoir-faire, ma la reale pacatezza, il reale rispetto reciproco tra avversari (non nemici, non cani ringhiosi), la cultura, la proprietà lessicale, la ricchezza di contenuti (condivisibili o meno), la capacità dialettica di Fini e Bertinotti, gli altri caciaroni, Berlusconi, Veltroni e Casini in primis, ma in abbondante compagnia, non riescono nemmeno a sognarli.

Se campagna elettorale deve essere, sia, ma prendete lezioni, a destra e a sinistra, da questa puntata di Porta a Porta.

Oggi, 10 febbraio 2008, lo Stato italiano e il Popolo italiano hanno commemorato i concittadini uccisi nelle foibe (quelli che hanno dovuto attendere il 2003 perché ci si ricordasse di loro).

Giorgio Napolitano, da Presidente della Repubblica, ha menato col dovuto decoro e col dovuto rispetto le danze.

Il presidente del consiglio non ha ritenuto l’occasione abbastanza importante e ha mandato il vice, Francesco Rutelli.

Per il presidente del consiglio era più importante presenziare al comizio di apertura della campagna elettorale di Veltroni.

Che vergogna.


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    Marco, classe 1963, Italiano di San Maurizio Canavese, vicino a Torino. Forse, adesso che abita in un posto più a misura d'uomo, potrà riabituarsi a vivere in Italia.
    (marco@giaiotto.it)
     
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