Parole in piena libertà Perché, per quanto si impegnino a farci smettere, continuiamo a pensare.

18 giugno 2003

Mercoledì 18 giugno 2003

Filed under: c - Scandinavia 2003 — Marco @ 23:59

Rivoli. Dopo 9543 km sono di nuovo a casa.

Stamattina sono partito presto da Freiburg, così ho evitato di trovare molto traffico e molte tagliate di strada.

Alla frontiera con la Svizzera dovevano solo più farmi le radiografie, ma è abbastanza normale, perchè sono passato assieme ai pendolari. È abbastanza tipico che chi ha qualcosa da nascondere passi nell’ora in cui passano tutti i frontalieri. Potrei anche dire che probabilmente chi ha qualcosa da nascondere si procura un’auto che non dia nell’occhio e non passa con una targa italiana assieme ai frontalieri tra Germania e Svizzera, ma questo non mi ha certamente rovinato la giornata.

Trovarmi sull’autostrada svizzera (e poi su quella italiana) rappresenta un sospiro di sollievo. È bello guidare sapendo che se quello che stai per lasciar scorrere a destra ti taglia la strada è un caso, ma che normalmente ti dà la precedenza. Mi hanno tagliato la strada in maniera violenta una volta sola. L’individuo aveva la targa tedesca e lo svizzero dietro a me ha protestato mentre lo passava. Sono di nuovo nel mondo normale.

A tale proposito, devo rimarcare tristemente che il benvenuto in Italia è stato fortemente squallido dal punto di vista automobilistico.

Il nostro splendido paese riece a avere comportamenti da parte delle autorità che prendono le decisioni che ne fanno la barzelletta del mondo.

Durante il mio viaggio ho passato molti cantieri. Tutti con limiti di 60-80 km/h secondo le caratteristiche della strada, tutti segnalati per tempo, tutti con l’indicazione della data di fine lavori (scrivo questo ultimo punto per puro spirito polemico).

Al termine del tunnel del San Bernardo, prima ancora di uscire alla luce, trovi un cantiere. Niente data di fine lavori (pura polemica), la segnalazione del cantiere è a pochi metri, associata ad un limite di 40 km/h. Nel giro di pochi metri trovi altri tre cartelli: 30, 20, 10 km/h. Lascio a chi mi legge intuire quanto limiti del genere fossero rispettabili e rispettati dalle auto presenti sulla strada. Per completare l’opera, non esiste cartello di fine limite, per cui suppongo avrei dovuto procedere a 10 km/h fino a casa, cosa che non ho fatto. La radio, appena uscito dal tunnel, aggancia la prima stazione disponibile e trasmette Chi Hua Hua. La spengo. Bentornato a casa.

Proseguo verso Aosta. A un certo punto percorro un lungo rettilineo con limite inspiegabile di 50 km/h. Niente incroci, niente di niente. Rispetto il limite (ci ho fatto l’abitudine in questi giorni) e mi sorpassano tutti, anche i camion. In pratica rispettando il limite creo intralcio e pericolo. Al fondo del rettilineo c’è una curva a destra, veramente brutta. Subito PRIMA della curva il limite passa a 70 km/h. Non faccio domande. Poche curve dopo i limiti finiscono. È possibile viaggiare a 90 km/h sulla strada di montagna con le curve.

Sull’autostrada da Aosta a Torino, in corrispondenza di ogni uscita o area di servizio il limite di velocità da 130 scende a 80 km/h. Le uscite, soprattutto in Val d’Aosta, sono numerose, perchè servono tutte le valli trasversali, per cui la cosa è quasi continua. Nessuno rispetta questo limite. In Germania questi tipi di limite esistono, sono di 120 km/h e li rispettano tutti. Da noi non esistevano, siamo arrivati per ultimi e hanno dovuto mettere questi assurdi 80 km/h. Faccio notare che se non li vedi (e capita) e prosegui a 130, come da codice, sei giusto 50 km/h sopra il limite, cioè dove oltre a pagare di più posi la patente per qualche mese. Voluto? Non lo so.

Comunque gli italiani si comportano meglio di molti altri, nonostante tutte queste cose e nonostante i luoghi comuni.

E, come ho detto più volte, ho imparato ad apprezzare molte cose che davo per scontate.

17 giugno 2003

Martedì 17 giugno 2003

Filed under: c - Scandinavia 2003 — Marco @ 23:59

Freiburg. Mamma mia, oggi mi sono sciroppato 1071 km in un colpo. A Karlsruhe non c’era posto, così dal loro terminale ho prenotato qui ed eccomi arrivato.

Dopo un migliaio di km di autostrada tedesca ho capito alcune cose, sicchè mi accingo a parlare malissimo dei guidatori tedeschi e benissimo della polizia di Freiburg.

Ribadisco tutto quello che ho detto del modo in cui qui cambiano corsia e ti tagliano la strada: vivono di prepotenza.

Sono giunto alla conclusione che qui non valga la regola del dare precedenza prima di cambiare corsia, perchè non lo fa nessuno, nemmeno la polizia.

In sostanza, se quello sulla destra decide che si sposta, lo fa e basta, qualunque sia la velocità a cui arrivi, e magari visto che c’è frena e tu inchiodi, assieme a tutti gli altri, e sembra sia normale.

Il fatto è che si va molto forte. I camion viaggiano sui 120 km/h (il limite sarebbe 90) e durante il giorno non possono sorpassare (orari diversi, secondo i tratti). Ci si potrebbe quindi accodare a un camion e viaggiare a 120. Solo che tra camion e camion tengono circa 30 metri, indipendentemente dal fatto che in mezzo ci sia o meno un’auto. Se ti vai a mettere lì devi stare attaccato al camion davanti, se no quello dietro ti spinge.

Inoltre quando ho provato a stare per qualche chilometro a destra ho visto che per uscire dall’autostrada non vale la regola di mettersi a destra per tempo e poi uscire. Si arriva a velocità folle fino all’uscita, si inchioda sulla corsia di sinistra, si taglia la strada a chi è a destra e si infila il raccordo. Mi era già successo sulla tangenziale di Monaco, ma credevo di aver trovato un prepotente imbecille. Adesso ho visto che fanno proprio così.

Quindi non si sta a destra e non si va piano. Solo che così ti tagliano la strada quelli che si spostano di brutto da destra. Ho visto che ti metti al riparo da questa cosa se non tieni più di 5-6 metri dall’auto che precede. Se già ne lasci 10 uno da destra si infila e, essendo troppo vicino all’auto davanti, frena con violenza. Il problema di tenere 5-6 metri è che quello davanti viaggia da 150 in su.

Ogni tanto qualche camion sorpassa in barba al divieto. Stesso metodo: esce e basta e tutti inchiodano. Da noi uno così lo lincerebbero.

Tutto questo mi aiuta a capire i tedeschi che trovi in giro da noi e che ti tagliano la strada senza tante esitazioni. Poi non capiscono perchè gli lampeggi. Chiaro, non hanno fatto niente di strano.

A proposito, ho visto qualcuno protestare coi fari. Meglio evitare. Si offendono e, naturalmente, ti inchiodano davanti. L’ho visto abbastanza presto e ho potuto evitare l’errore.

In pratica, se qualcuno deve guidare qui, occhio che è pericoloso.

Arrivato a Freiburg non riuscivo a trovere l’albergo. Dopo un numero eccessivo di giri finalmente ho visto nello specchietto una macchina della polizia. Ho accostato, luci di emergenza, e ho chiesto se per favore potessero spiegarmi la strada. È complicato, seguici, e hanno fatto quasi 15 km per farmi strada fin nel parcheggio dell’hotel. Sono senza parole.

16 giugno 2003

Lunedì 16 giugno 2003

Filed under: c - Scandinavia 2003 — Marco @ 23:59

Legoland. Premesso che il Lego è solo una scusa (ma ci sono alcune costruzioni di una bellezza ingiusta), questo è un parco stile Disneyland, con giostre e rollercoaster.

Merita una visita, ma non un viaggio. Come Disneyland Paris, a mio modo di vedere: se vai a Parigi ci vai di sicuro, ma non vai lì per quello. Probabilmente per i bambini è diverso.

Posso ribadire qui quello che ho imparato alle manifestazioni aeree: ho cominciato a divertirmi dopo aver messo via macchina fotografica e telecamera. Il bello è che qui puoi ripetere tutto, per cui la cosa è risolta.

Hovborg, dopo una giornata davvero divertente. Visitare un posto come Legoland un giorno feriale non nel periodo delle vacanze è ideale. Ho fatto tutto, il giro sul trenino e sulla monorotaia, il cinema 4D (3D con gli occhiali polarizzati, in più ti bagna, con l’acqua e con la neve, ti ficca in mezzo alla nebbia, ti butta le stelle filanti…), il giro in canoa (alla fine piomba giù di brutto e ti copre d’acqua), il giro su un drago che si aggira lentamente nell’oscurità tra personaggi incredibili fatti di Lego e poi all’improvviso dà tutta manetta (niente discesa, ha proprio un motore molto potente) e diventa un rollercoaster! Insomma, tutto, e senza mai fare code.

Il punto più dannoso è rappresentato dai negozi.

A parte che non avevo idea dell’evoluzione fatta da Lego con processori e servomeccanismi (accidenti, temo che in futuro spenderò dei soldi…), ma il negozio che vende i mattoncini a peso (40 NOK/etto) è davvero da vedere. Si prende l’apposito sacchetto e giù a spalare mattoni di tutti i tipi, poi alla cassa a farsi male. Sto cercando di immaginare come mi sarei comportato se da bambino mi fossi trovato in un posto così e mi fosse stato detto di non esagerare.

Per chi non lo avesse capito, sì, da bambino giocavo parecchio col Lego, raramente secondo gli schemi prefissati. Avevo anche il Meccano (una scatola mostruosa e un paio di kit per costruire aeroplani – devo scoprire se li ho ancora). In aggiunta avevo dei cosi ipertecnologici con tanto di ingranaggi, pulegge, viti senza fine e motori elettrici, di nome Fischer Teknik. Ma rispetto a cosa ho visto oggi è nulla.

Voglio i giocattoli nuovi.

Per fortuna a tutto c’è il freno naturale. Ho visto un grosso traghetto (uno fra i tanti) fatto dalla gente di qui, che fa solo quello. Bene, ha richiesto 600 ore di lavoro e 175.000 mattoncini (non avete letto male). Toro Seduto ne ha richiesti circa 5.000.000. Bene, non farò il traghetto e Toro Seduto (che non entrerebbe in casa).

Pensiamo allora all’incrociatore imperiale di Guerre Stellari. Bello! Scatola di montaggio, qualche migliaio di pezzi, 3000 NOK (circa 400 Euro, per capirci). No, non farò nemmeno quello.

Però penso proprio che comincerò a rivalutare queste cosette.

Sono alla fine del mio soggiorno in Scandinavia.

Domani mi aspetta una lunga tirata attraverso la Germania, fin dove ho voglia, e poi casa.

15 giugno 2003

Domenica 15 giugno 2003

Filed under: c - Scandinavia 2003 — Marco @ 23:59

Hovborg, vicino a Legoland, dove conto di andare domani. La giornata di oggi ha rappresentato solo un trasferimento, ma il paesaggio è piacevole e il traffico è tranquillo. L’ho detto e lo ribadisco: qui serve la bicicletta.

14 giugno 2003

Sabato 14 giugno 2003

Filed under: c - Scandinavia 2003 — Marco @ 23:59

Bindslev. È una giornata di sole pulita, con una temperatura piacevole di 16 gradi. Ho deciso di fare il giro della costa e delle spiagge dello Jutland settentrionale.

È possibile raggiungere la costa in auto in diversi punti. In effetti è possibile andare in auto sulla spiaggia. C’è un punto dove un autobus di linea passa sulla spiaggia!

Tutta la strada costiera, quella davvero bella, è però percorribile solo in bicicletta. In poche parole, per programmare una vacanza veramente bella in questa zona è indispensabile portare la bici o affittarne una.

Poi, un pezzo alla volta, si percorrono tutte le piste ciclabili. In Danimarca sono numerose e numerate, nonchè da urlo.

Nonostante la mancanza di bici ho passato una giornata splendida, in auto e a piedi, in mezzo alla natura.

Uno dei miei sogni è potere un giorno avere una casetta in mezzo ai boschi, proprio tra le piante, con grandi superfici vetrate e abbastanza distante dalla strada più vicina da poter essere considerata isolata. Qui, appena fuori della città, queste case sembrano essere la regola.

13 giugno 2003

Venerdì 13 giugno 2003

Filed under: c - Scandinavia 2003 — Marco @ 23:59

Arsvagen, ore 07.30, un attesa del traghetto n. 10 per Mortavika. Un tratto nella nebbia, poco dopo aver lasciato l’hotel, e poi sole brillante.

Nonostante questo, ho deciso che se arrivo a Kristiansand in tempo utile mi imbarco per la Danimarca.

Ultimi passaggi in mezzo ai fiordi, un giro veloce a Stavanger e via. Tra l’altro suppongo che sul ferry per la Danimarca potrò cambiare la valuta rimastami svedese e norvegese in danese.

Intanto salgo su questo traghetto. Di nuovo una nave grossa, con tutte le auto nelle viscere. Per qualche motivo l’omino che dirige l’imbarco non mi manda nelle viscere, ma sul ponte principale, unica auto tra camion e autobus. Probabilmente gli sono simpatico. Dico sul serio, lo considero un privilegio. Meno manovre, sono il primo a uscire (e stamattina mi interessa recuperare tempo), soprattutto prima dei mezzi pesanti. Inoltre quando ho la macchina vicino ai mezzi pesanti ho certamente meno probabilità che qualche guidatore abbia dimenticato di mettere il freno a mano. Sono cose da automobilisti distratti.

Trovo un bel posto in coperta, a prua. La giornata è bellissima, uno dei giorni in cui non piove. Le sedie sono tutte bagnate dall’umidità della notte o dalla pioggia di ieri, ma sto bene in piedi. Il paesaggio riempie gli occhi. Passiamo anche vicino a una piattaforma petrolifera.

Kristiansand. E così eccomi arrivato al porto di una grossa città… in attesa del traghetto n. 11.

La strada fin qui è molto bella. Ci sono molte gallerie che la accorciano e la rendono scorrevole, anche se sono limitative per il panorama.

Ho perso il conto dei pedaggi, ma ho scoperto con lieve disappunto di aver pagato per entrare a Stavanger e a Kristiansand.

Stavanger mi interessava dal punto di vista storico/aeronautico, perchè qui, più che altro a Sola, i tedeschi hanno veramente fatto volare di tutto, anche se non per le migliori ragioni. Naturalmente non è rimasta traccia alcuna.

La parte vecchia della città merita una visita e ho visto che ci sono molti musei, alcuni dei quali dovrebbero essere interessanti, ma oggi c’è un sole eccezionale e non vado a chiudermi da nessuna parte.

Così arrivo a Kristiansand.

Giro a piedi per la città, ma non mi attira particolarmente. È una città grossa, considerata luogo di villeggiatura, e credo che questo la qualifichi, qualunque cosa possano dire le guide turistiche.

È un ottimo posto per prendere il traghetto, perchè la città è materialmente appoggiata al porto, per cui puoi lasciare lì l’auto e girare a piedi o coi mezzi pubblici.

Ho prenotato per telefono un B&B (finalmente!) in una fattoria in Danimarca.

Penso che la nave sarà puntuale. Da quello che ho capito deve essere un oggetto veloce, perchè impiega 2 ore e mezza contro le 4 delle altre navi. Stessa compagnia, stesso prezzo.

Comunque la vedrò fra poco.

Per adesso, facendo un giro nell’area del porto dove ho lasciato l’auto in fila, ho potuto vedere la sala d’attesa a disposizione, con servizi e docce, necessario per fare il caffè, ecc. Tutto assolutamente in ordine, tutto aperto, tutto assolutamente incustodito.

Si parte. La nave è veloce, ma non enorme, tipo le navi veloci di Tirrenia. A differenza delle navi Tirrenia però , va forte anche col mare grosso e il vento laterale, che a quanto vedo patisce parecchio (in un singolo momento ho pensato che si appoggiasse su un lato, uno dei due, e a bordo c’è stato un attimo di silenzio). Il rollio è piuttosto accentuato, ma non mi impedisce certo di fare cena.

A qualcuno lo impedisce. Poverini. Deve essere davvero brutto.

Una volta di più, devo ricordare a me stesso di aver bevuto solo analcolici. Cammino storto perchè il ponte rolla di brutto. Comunque è niente rispetto alla tratta Dublino Liverpool di qualche anno fa. Era anche un periodo diverso. Secondo me chi naviga su queste linee nel Mediterraneo viaggerebbe con qualsiasi condizione.

In ogni caso pare che vento e onde alte siano limitati alla traversata (cosa saranno mai due ore e mezza?). A Hirtshals il tempo è riportato buono… e suppongo cercherò subito un bancomat, quale meraviglioso oggetto. A volte penso a quando dovevi portarti dietro i soldi e farti impiccare sul cambio dalla banca.

12 giugno 2003

Giovedì 12 giugno 2003

Filed under: c - Scandinavia 2003 — Marco @ 23:59

Molde ore 08.00. Fermo sul molo del traghetto (n. 4) per Vestnes, che aveva appena attraccato quando sono arrivato.

Sono molto colpito dall’efficienza con cui gli attracchi sono gestiti. I pontili sono mobili, come dovrebbero essere (imparate, inglesi), e non c’è nessuno a gestirli. L’omino che regola l’imbarco e lo sbarco e vende i biglietti ha un telecomando con cui, da bordo, regola il pontile e alza la sbarra.

Questa mattina, dall’hotel al traghetto, ho fatto circa tre chilometri. Neanche il tempo di scaldare il motore.

Il traghetto, rispetto a quelli visti fin qui, pare enorme, con due ponti per i veicoli. Le operazioni di imbarco sono più lunghe, ma non è un problema. Si va.

Il traghetto fa anche servizio passeggeri, infatti i passeggeri di un autobus devono scendere tutti e imbarcarsi a piedi per pagare il biglietto individualmente. Ho già avuto modo di notarlo: qui, su questi piccoli traghetti (ma anche sui ponti e nelle gallerie!) si paga per l’auto e per ogni persona a bordo.

Lasciando stare i costi (la mattina è iniziata con 83 NOK di traghetto) un’altra cosa depone a favore della gestione efficace ed efficiente dei traghetti. Si sale e si parcheggia come indicato dall’omino. Poi l’omino (stamattina è una donnina) passa a raccogliere l’obolo, lasciandoti la ricevuta e un cartoncino colorato di controllo piuttosto grosso. Il cartoncino deve essere restituito scendendo. In questo modo l’omino (o la donnina) indica chi deve scendere e in che ordine. Quando ti chiama vai avanti, consegni il cartoncino e scendi. In questo modo si scende con ordine, uno alla volta, e non si intasano l’uscita e la strada per uscire dall’imbarco. Inoltre chi è salito prima scende prima e nessuno fa il furbo. Sembra di perdere tempo, ma si fa più in fretta.

Penso che scriverò a Grimaldi suggerendo un metodo simile. Con Tirrenia non provo nemmeno.

Solevag, ore 09.45, ferry n. 5 per Festoy. I 45 minuti di strada dal ferry precedente penso siano lungo il fiordo più bello visto fin qui, ma non mi voglio esporre troppo, perchè ho ancora molta strada da fare. Ecco il ferry, 5 minuti dopo il mio arrivo. A quanto pare viaggiano sempre carichi.

Volda, ore 11.00. Traghetto n. 6 per Folkestad. È curioso questo alternarsi di tratti di strada relativamente veloci a attese per il traghetto e, diciamolo, un pò di noia durante la traversata. Vedo che praticamente tutti i viaggiatori hanno il giornale. Per me è un modo nuovo di viaggiare, una nuova esperienza.

Piove ogni tanto, ma pare non sia un’opzione. Mi hanno detto che in questa zona non piove per 80-90 giorni all’anno, e oggi non è uno di quei giorni, ma è tutto così verde che la pioggia è perdonabile.

Lote, ore 12.00, in attesa del traghetto n. 7 per Anda. Questa volta sotto un vero diluvio. Per strada ho passato una lunga galleria piuttosto tetra. In effetti il problema non è rappresentato dall’illuminazione scarsa. Il problema vero è che le pareti sono scure e la striscia di mezzeria non è tracciata. Puoi accendere quante luci vuoi ed è sempre buio. Ma non impossibile, in effetti si percorre. Certo però che qualche latta di vernice bianca…..

Lungo la strada ho trovato anche diversi cantieri dove il senso unico alternato è autogestito. In pratica basta passare ben distanziati dal veicolo che precede. In questo modo è possibile utilizzare le piccole piazzole disponibili ogni tanto per incrociare. Direi che abbiamo tutti molto da imparare.

Lavik, ore 14.30, traghetto n. 8 per Oppedal. Oggi va così, ma è interessante. Sono salito proprio all’ultimo e hanno chiuso la sbarra dietro me. Devo dire che le radio (poche) che si riescono ad ascoltare sono tanto noiose. Quando si gira da queste parti è utile avere qualche cassetta. Le informazioni sul traffico sarebbero utili… se solo potessi capirle. Un punto a favore: da quando sono partito non ho mai sentito la canzone Chi Hua Hua.

Heljem, ore 17.15, traghetto n. 9 per Sandvikvag. Ho passato Bergen, decidendo di non fermarmi. In effetti l’ho attraversata tutta nell’ora di punta. È uno spettacolo.

L’ultimo traghetto prima di Bergen è stato sostituito da un enorme ponte sospeso, diviso in due da un’isola artificiale. Erano quasi riusciti a stupirmi: niente pedaggio.

Poi a metà ponte, sull’isola, ecco il casello, dove offri le tue 45 NOK. Va bene così. Non ci fosse stato sarei quasi rimasto deluso. Ed eccomi al nuovo ferry. Penso ricorderò questa giornata!

Questa volta l’auto è nelle viscere del traghetto e la traversata richiede 50 minuti. Ne approfitto per fare merenda cenoira e noto con piacevole sorpresa che il self service del traghetto è ottimo e meno caro di tutti i ristoranti e grill visitati fino a oggi. Da tenere presente. In effetti tutti i passeggeri sono lì e fanno proprio cena.

La nave è molto veloce e in questi 50 minuti fa un mucchio di strada.

Awsdal, ore 20.00. Per arrivare fin qui da Molde, stamattina, ho preso sei traghetti e passato alcuni ponti sospesi e gallerie.

Un paio di gallerie erano più lunghe e profonde di quella che va a Capo Nord, ma ci ho fatto l’abitudine. E proprio vero, ci si abitua a tutto. Anche ai pedaggi, per cui così, per avere un’idea, faccio il totale di pedaggi e traghetti di oggi: 592 NOK, non male.

Devo dire che a questo punto, come disse Forrest Gump, sono un po’ stanchino. Mi fermo.

11 giugno 2003

Mercoledì 11 giugno 2003

Filed under: c - Scandinavia 2003 — Marco @ 23:59

Mosjoen. Bellissima giornata di sole su questo fiordo che sembra un lago.

Oggi, dopo Trondheim, lascerò la strada E6, che seguo da Olderfjord, e girerò a destra sulla E39, verso Bergen, in mezzo ai fiordi veri.

È curioso. In questo paese, anzi, in tutta la penisola scandinava, imbocchi una strada e la segui per centinaia o anche migliaia di chilometri. È successo con la E4, da Malmo fino a Tore, poi la E10 fino a Kiruna, ora la E6 da Olderfjord a Trondheim e poi la E39, da Trondheim giù lungo la costa, su molti ponti e traghetti fino a Kristiansand e da lì in Danimarca… dove continuerà a chiamarsi per un poco E39, ma ne parleremo tra qualche giorno. Oggi apprezzo il sole.

Halsa. Questa volta sono arrivato cinque minuti prima del traghette (n. 3 per Kanestraum), non cinque minuti dopo.

Dopo aver lasciato la E6 noto di aver percorso su quella strada molti ponti e gallerie, ma noto anche che molte gallerie che tagliano lunghi giri lungo i fiordi sono in costruzione. In sostanza, chi percorrerà nel prossimo futuro la strada che ho appena percorso io la troverà più breve e veloce, ma molto meno bella.

Lungo la strada trovo posti incantati, con acqua a specchio. Penso abbiamo visto tutti quelle immagini modificate da computer, dove la figura esistente si specchia nell’acqua. Servono un computer sufficientemente potente, un buon monitor e il software adatto.

Qui bastano gli occhi. Tecnologia molto più sofisticata, ma facile da usare. Dà anche più soddisfazione.

Sulla E39 lo spettacolo della natura è continuo, con alcune strade strette con le piazzole per incrociare, come nel nord della Scozia.

In alcuni tratti sei così solo per chilometri e chilometri in mezzo alla bellezza, da chiederti se hai il diritto di stare qui.

Poi (ce ne sono molte) trovi una barriera e devi fermarti a pagare il pedaggio, risolvendo tutti i dubbi. Hai il diritto di stare lì, o almeno questo diritto è in vendita.

Le barriere accettano carte di credito (non AMEX) e monete. Se usi le monete e, non avendo la somma giusta, paghi di più, la barriera non dà resto, comunque c’è scritto. Anche il traghetto si paga, però l’omino dà il resto. Non accetta carte di credito.

La traversata è breve. Il battello è più che altro una piattaforma a motore che si sposta in continuazione avanti e indietro. La gente non scende neppure dall’auto, anche perchè non c’è un posto alternativo. Assomiglia un pò al traghetto che porta nella contea di Claire in Irlanda tagliando fuori Limerick. 20 minuti e sei dall’altra parte.

Cinque minuti dopo essere sceso dal traghetto passo uno spettacolare ponte sospeso… a pagamento.

Devo dire che la cosa stufa.

Meno male che questa dovrebbe essere una nazione a guida socialista (non sovietica). Tra pedaggi e traghetto oggi mi sono fermato sei volte a pagare.

Non sono cifre enormi (i pedaggi sulle strade variano da 15 a 30 NOK, ponti e traghetti sono da 70 a 150), ma se sommi tutto le cifre diventano interessanti.

Il problema vero però non è la cifra, ma la sensazione di pagare per tutto. In Francia, arrivando a Le Havre, si può scegliere di passare su uno di due ponti a pagamento, oppure di fare un giro più lungo gratis. Lo stesso vale per le autostrade italiane. Posso andare da Torino a Bardonecchia in un’ora pagando il pedaggio oppure non pagare e impiegare due ore. Oggi ho pagato quattro volte il pedaggio sulla strada normale! Ed era l’unica strada!

Ho come l’impressione che su al Nord non si paghi perchè ci va poca gente, mentre qui ci sono i turisti da spennare.

Lungo la strada le auto norvegesi passano tutte dalla corsia automatica col telepass. Bisogna fare attenzione, perchè dove c’è scritto automatico vuol dire che bisogna avere il loro telepass. Senza, anche pagando con la carta, tocca passare dalla corsia manuale.

Non so se i norvegesi abbiano un abbonamento per ponti e traghetti, ma se non è così spostarsi costa una cifra.

Knausen. Mi fermo in questa cittadina sopra Molde.

In pratica è il posto dove si va per vedere Molde dall’alto.

La stanza dell’hotel ha la vista panoramica su porto, cimitero e campo da minigolf.

Cito il cimitero perchè Molde ha una storia interessante, trovata nel locale museo. Il re di Norvegia, in fuga dai tedeschi nazisti, trovò rifugio qui mentre si recava in Inghilterra. Il collaborazionista di turno comunicò la cosa ai tedeschi, descrivendo la casa in cui il re era nascosto come una casa rossa. I tedeschi, per non sbagliare, ordinarono ai bombardieri di distruggere tutte le case rosse. Siccome le case rosse erano la maggior parte, sempre per non sbagliare, i bombardieri distrussero totalmente la città.

D’altra parte, si sa, i nazisti leggevano molto la bibbia. Si veda alla voce Erode.

Molde una volta all’anno, non in questo periodo, organizza un festival jazz internazionale.

Pare che tutti i turisti che visitano la Norvegia passino da Molde. Probabilmente è il motivo per cui non mi piace. Per me è solo un posto lungo la mia visita dei fiordi dove dormire una notte e, domani, prendere il traghetto n. 4.

Sta diventando scuro… non ero più abituato! Ma è solo nuvoloso.

10 giugno 2003

Martedì 10 giugno 2003

Filed under: c - Scandinavia 2003 — Marco @ 23:59

Skarberget, fermo sul molo in attesa del traghetto (n. 2) per Bognes che, ahimè, ho visto partire. Il prossimo è tra 50 minuti. È un’occasione per passeggiare un po’. Peccato per il freddo. Poi posso dare un’occhiata alla roulotte mostruosa appena arrivata.

La strada per arrivare qui non ha più storia. Bellissima e lenta.

A Narvik è difficile non vedere le strutture per caricare sulle navi il materiale ferroso estratto a Kiruna (praticamente dall’altra parte delle montagne), anche perchè la città ha lo stesso odore di Kiruna.

Fatto salvo il principio di Archimede, una nave carica di ferro non mi ha mai convinto. Eppure galleggia.

Il traghetto attracca già, 30 minuti dopo che l’altro è partito. Vedo che l’attracco è abbastanza laborioso. In effetti la barca non è piccolissima come alcune viste in Scozia. D’altra parte in Scozia e in Irlanda in genere il traghetto è un’alternativa. Qui finisce proprio la strada, per cui capienza e frequenza devono essere adeguate. Comunque quando è salita la roulotte gigante, che si è fermata dietro me, ha dondolato tutto!.

Questa barca dondola molto, ma è davvero veloce. Immagino abbia il fondo piatto. Devono esserci vantaggi, però non devi patire.

Il prezzo (70 NOK) è decisamente più basso di quello dei traghetti già citati. Poi, come ho detto, non ci sono alternative.

Ok, la barca ha ridotto motore e il muso, immediatamente davanti a me, si alza. Pronti, via.

Mosjoen. Questa è proprio carina. Ho passato il circolo polare, questa volta verso sud, notando che in Norvegia c’è un centro visitatori (niente in Svezia) che assomiglia troppo a quello di Capo Nord, e dopo un tratto, giù dalle montagne e di nuovo sull’acqua, mi sono fermato a Mosjoen, in un posto con su scritto Motel. È interessante. Si tratta in pratica dell’area pappatoria, edificio separato, di una di quelle enormi aree che ho già descritto, con distributore, posta, supermercato, ecc. Bene, l’area ha UNA stanza, quella che ho preso io, migliore di tutte le stanze d’albergo viste in questo viaggio e costa la metà. La sera chiudono, mi lasciano le chiavi per potermi muovere e qui resto solo io. Domattina potrò avere colazione dopo le 8, perchè a quell’ora l’area apre.

Ebbene, anche questa è un’esperienza nuova. Mi sembra di fare il guardiano del faro.

Tra l’altro è veramente forte, perchè al fondo del locale c’è una porta con su scritto stanza, al singolare. Apro lì, c’è un disimpegno e dentro trovo una porta con scritto stanza 1. Stanza che oltre (ovviamente) ai servizi con doccia e al televisore ha in dotazione una chaise longue dietro cui sto perdendo un pezzo di cuore. E ci voleva dopo tutti i chilometri e le ore di viaggio di oggi.

Una piccola informazione per chi, come me, ama anche comprare da mangiare e prepararlo: mentre hotel e ristoranti in Norvegia sono i più cari in assoluto nei paesi visitati durante questo viaggio, i supermercati sono i meno cari. A buon intenditore…

Ma questa cittadina è una fonte di sorprese incredibile.

A poca distanza dalla “mia” area di servizio c’è un quartiere antico con edifici d’epoca in stato eccezionale. Ah, e la solita, gradita, zona pedonale, con negozi, case private e un museo comprendente alcune delle case più antiche.

9 giugno 2003

Lunedì 9 giugno 2003

Filed under: c - Scandinavia 2003 — Marco @ 23:59

Bardu. In un paese di fiordi mi sono fermato in mezzo alle montagne.

Attraversare il nord della Norvegia è spettacolare, ma la media è bassa. Perchè ci sono i limiti di velocità che vanno rispettati, ma soprattutto perchè ogni cosa è così bella che devi guardare, fermarti, fotografare.

Viaggi lungo la costa, una strada lunghissima. A un certo punto la strada taglia e mi trovo su un passo montano, in mezzo a una tempesta di neve. Poca roba. 30 minuti e sono di nuovo in basso, il mare su un lato, cascate in continuazione sull’altro.

E avanti così. Poi arrivo a Bardu.

Uno zoo-safari, le montagne, un museo di mezzi militari, chiuso, ma si può vedere ciò che c’è all’esterno.

Mi fermo in un motel, molto comodo e molto costoso, parcheggiando vicino a un carro armato. Avrei voluto andare all’ufficio turistico e chiedere informazioni sui B&B, ma anche quello era chiuso. Boh, una doccia, ora di cena e un giro in paese. Tanto sono ancora molto a nord, non è mai buio.

Per quanto la Norvegia possa sembrare costosa, è ancora molto lontana dalla Sardegna.

Quello che ho trovato particolarmente antipatico è stato pagare il pedaggio (140 NOK) anche per tornare attraverso il tunnel che porta all’isola di Capo Nord. È come pagare il biglietto per uscire. Però mi sono accodato a un autobus per passare l’altro tunnel, quello illuminato malissimo…

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