Parole in piena libertà Perché, per quanto si impegnino a farci smettere, continuiamo a pensare.

28 settembre 2003

Blackout

Filed under: Tales — Marco @ 23:44

Blackout non e’ una parola italiana, ma e’ entrata nell’uso comune piu’ o meno 30 anni fa, quando New York rimase al buio per qualche giorno. Furono generati libri, film e bambini, soprattutto negli ascensori.

L’argomento di oggi non puo’ essere che questo, o meglio: in che modo il blackout di questa notte mi ha infastidito e perche’.

Avevo un computer acceso per scaricare un file corposo. Si puo’ dormire con un computer acceso nella stessa stanza. Quando si spegne si ferma la ventola, cessa il rumore e ti svegli, per cui ho visto iniziare il buio alle 3.25.
Poi, alle 6.15, l’energia elettrica e’ stata ripristinata (qui, almeno) e la mia radiosveglia (priva di pila per colpa mia) quando si e’ riaccesa era azzerata, ovvero segnava come ora 0.00 e la sveglia era impostata su 0.00, con intuibile risultato. Ecco che ho visto finire il blackout.

Nessun problema per le due sveglie, nessun problema al frigorifero per meno di tre ore di mancanza rete.

La mattina pero’ sono iniziate le polemiche per televisione. E’ colpa dei Francesi, dice il distributore nazionale. 30 minuti dopo arriva la notizia: il presidente dell’azienda di distribuzione ha parlato con il responsabile francese, che ha detto che e’ colpa degli Svizzeri. Vero e’ che su due linee francesi (una normale e una di emergenza) ne sono state interrotte due. Allora i Francesi dicono che loro hanno riattaccato pochi minuti dopo ed e’ colpa degli Italiani che non hanno attaccato subito. Peccato che facciano finta di non sapere che ormai l’onda di sovraccarico (a quel punto era un sovraccarico) aveva gia’ attraversato tutto il nostro Paese, facendo cadere tutte le centrali una dopo l’altra, un po’ come e’ successo ultimamente negli States, dove un sovraccarico al confine tra USA e Canada ha messo al buio anche New York. Forse non a tutti queste dinamiche sono chiarissime. Una volta o l’altra le raccontero’.

Poi e’ toccato al Presidente della Repubblica in visita a Napoli. Napoli era al buio, ma dove era lui l’energia elettrica e’ stata ripristinata subito, cosi’ ha potuto parlare davanti alle telecamere. Ha potuto dire che la causa di questo blackout e’ da ricercarsi nei ritardi del governo nell’attuare la politica energetica e che i cittadini, col loro voto, devono saper punire e premiare chi non sa o sa governare. Scalfaro non l’avrebbe potuto dire meglio.
Rispettavo Ciampi. Soprattutto dopo Scalfaro avevo l’impressione di avere un presidente garante della Costituzione e non promotore della politica della sua parte. Si era distinto con un comportamento esemplare dopo i problemi del G8 di Genova. Adesso pero’ le prossime elezioni sono piu’ vicine ed eccolo che viene fuori. Meschino. A Ciampi chiedo di rispondere al signore romano intervistato al TG3 stasera: “l’energia elettrica c’e’. Se l’hanno ripristinata al Campidoglio e al Quirinale, perche’ non puo’ arrivare a Monte Mario?”. Mi sembra un’ottima domanda. A Ciampi chiedo di ricordare che se non abbiamo un numero superiore di centrali elettriche non si puo’ dare la colpa al governo attuale, in carica da due anni. Possiamo incolparlo del fatto che non ci siano centrali in costruzione, ma ne parleremo dopo.
Se non abbiamo centrali elettriche in numero maggiore e’ colpa degli ultimi 10 o 20 governi, compreso questo e compreso il governo presieduto, guarda un po’, da Ciampi.
E’ colpa dell’intransigenza di molte amministrazioni locali che applicano il principio del “non dietro casa mia”, per cui tutti vogliamo la centrale elettrica (o la discarica, se e’ per questo), basta che sia nel comune limitrofo e non nel nostro. E giu’ ritardi nei progetti.
E’ colpa dei Verdi e dei Pannelliani (opposti schieramenti, ce n’e’ per tutti) che anni addietro con un’opera di disinformazione degna della CIA o del KGB (loro la chiamavano maskirovka) hanno spinto gli Italiani a votare un costoso (sotto molti aspetti) referendum che proibiva la costruzione di centrali nucleari che sarebbero state costruite con standard da noi imposti e comunque sarebbero state da noi controllate. Cosi’ acquistiamo a caro prezzo (la parte non in denaro del prezzo l’abbiamo vista la notte scorsa) energia elettrica prodotta da Svizzera e Francia in centrali nucleari su cui non abbiamo il controllo e che si trovano 40 km oltre i nostri confini. Ma non sono dietro casa nostra.
E colpa dell’intransigenza, ancora, degli estremisti ambientalisti, che non vogliono parlare di generazione di alcun tipo e che si stracciano le vesti se sentono parlare di invaso. Pero’ non rinunciano a guardare la televisione. Magari il National Geographic Channel. Ragazzi, anche quel canale utilizza energia elettrica.
Non parlatemi di energia alternativa. Sapete che se installate dei pannelli fotovoltaici o un generatore eolico siete obbligati a collegare un contatore e pagare all’ENEL un tanto al kw generato (da voi, a spese vostre), perche’ voi non potete generare energia elettrica in proprio?

Eppure la polemica continua. Bertinotti dice che questa e’ la dimostrazione della crisi del capitalismo, che fa solo danni. Nasce con l’energia e potrebbe cadere per la mancanza di energia. Liberazione, organo di Rifondazione Comunista, uscira’ con uno speciale sulla crisi del capitalismo. Varrebbe quasi la pena comprarlo. Bertinotti mi ha sempre colpito per la sua lucidita’. Evidentemente in Unione Sovietica quando esisteva (crisi del capitalismo?), Cina e Cuba l’energia elettrica non e’ mai stata necessaria. Peccato che la reale differenza tra un blackout a New York, Roma, Mosca, Pechino o L’Avana e’ che negli ultimi tre posti i giornali non avrebbero il permesso di parlarne e che i rappresentanti dell’opposizione al governo (che in quei posti non sono mai esistiti formalmente) non avrebbero la possibilita’ di dire quello che qui puo’ dire lui. E meno male che puo’.
Ci si e’ messa di mezzo la sfiga, e’ vero (un albero crollato sulla linea elettrica in Svizzera e un furgone in Francia), ma non credo che un governo Bertinotti avrebbe fatto da riparo per la sfiga.
Poi si e’ messo in mezzo il Ministro delle attivita’ produttive, a dire che la legge sull’energia che prevede le nuove centrali e’ ferma perche’ l’opposizione fa ostruzionismo. Di contro, l’opposizione dice che la maggioranza ha 150 deputati in piu’ e ha solo da votarsi la legge.
Hanno ragione tutti. La legge e’ ferma perche’ l’opposizione fa opposizione alla giapponese. Hanno presentato 800 emendamenti alla legge ed e’ nel loro diritto farlo. E’ vero che la maggioranza ha i numeri, ma e’ vero anche che ogni emendamento presentato va comunque discusso prima di votarlo. Quanti anni ci vogliono per il nostro parlamento per discutere 800 emendamenti? La maggioranza non puo’ dire molto. Questo stile di opposizione in Italia e’ stato inaugurato da Pannella, che fa parte delle loro file.
La contromossa c’e’, si chiama voto di fiducia. Bene, il governo chieda il voto di fiducia e si faccia dare del fascista perche’ impedisce la discussione. Tanto glielo dicono un giorno si’ e l’altro anche, per cui una volta di piu’ non cambia nulla e magari le centrali possono essere costruite. Gia’, dopo aver messo d’accordo le amministrazioni locali. Non dietro casa mia, anche se avrei riscaldamento e acqua calda a costo zero.

Se le parti politiche fossero invertite, questa e’ l’Italia di oggi, capiterebbe la stessa cosa: l’opposizione di centro destra presenterebbe 800 emendamenti e due sfighe contemporanee in Francia e Svizzera ci metterebbero al buio. Ma almeno Bertinotti non saprebbe cosa dire. O forse sono troppo ottimista.

Attendiamo gli sviluppi………

Intanto c’e’ da chiedersi come mai nessuno abbia ancora incolpato Veltroni per aver illuminato a giorno la capitale proprio la notte scorsa. Ma in effetti non ho visto il TG4, per cui “qualcuno” magari lo ha fatto.
Veltroni l’ho visto al TG3 e sembrava piuttosto imbarazzato, parlava bene del dispositivo di emergenza, dell’organizzazione e della protezione civile, tutte cose di cui il resto dello schieramento cui appartiene sta dicendo peste e corna.
Pensare che Veltroni non c’entra nulla. L’iniziativa era interessante e l’illuminazione di Roma per una notte e’ una goccia nel mare dell’energia elettrica utilizzata dalla Nazione. Ma la sfiga e’ sfiga. In effetti mi dispiace per lui.

24 settembre 2003

Italiano

Filed under: Tales — Marco @ 00:43

Riporto da Italia Oggi di, appunto, oggi:

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E il fisco prova a parlare italiano

2003-09-24 – L’Agenzia delle entrate, ha pubblicato il primo manuale di scrittura amministrativa, vincendo il conflitto contro il “burocratese”. “Il manuale”, spiegano infatti dall’agenzia, “vuole essere un’occasione in piu’ per tradurre in pratica quotidiana le politiche di assistenza e di cura del contribuente, che vedono l’amministrazione fiscale impegnata sul fronte dell’ottimizzazione dei servizi telematici, della disponibilita’ delle risorse umane, dell’adeguatezza degli uffici e della semplificazione delle procedure”. Le oltre 230 pagine suddivise in 11 capitoli sono cosi’ il frutto di un percorso formativo che ha visto come protagonisti, oltre a docenti, ricercatori e formatori d’italiano scritto e professionale del dipartimento degli studi italianistici dell’universita’ di Pisa, quasi 400 dirigenti e funzionari delle Entrate.

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Vediamo se ho capito giusto. L’Agenzia delle Entrate ha deciso che delle comunicazioni in burocratese non si capisce un tubo (era tempo) e quindi vuole che i suoi funzionari scrivano in italiano corrente.

A tale scopo, per insegnare ai suoi funzionari la lingua italiana corrente, quella che tutti noi abbiamo appreso dalla famiglia prima e dalla maestra della scuola elementare poi, l’Agenzia ha preparato un manuale di piu’ di 230 pagine e 11 capitoli. Per fare questo ha impiegato 400 dirigenti e funzionari suoi, oltre a (chissa’ quanti) docenti, ricercatori e formatori d’italiano dell’Universita’ di Pisa.

Poveri i miei soldi.

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