Sono quasi senza parole.

In effetti è una frase fatta, perché parole ne ho e ne uso.

Sento al telegiornale che domani (domenica) ci sarà il primo interrogatorio in carcere per il sano individuo che ha investito e ucciso due giovani a Roma.

Il gentiluomo è un ultras cui è stato interdetto l’ingresso agli stadi e questo, per quanto indicativo di uno stile di vita, non deve influenzare il giudizio su di lui e su ciò che ha fatto.

Il punto è questo:

costui, forse ubriaco o fatto, con la patente ritirata, in un’ora in cui non sarebbe potuto essere in giro per un provvedimento restrittivo, ha investito e ucciso un ragazzo e una ragazza, è scappato, ha cercato di far riparare l’auto ed è stato preso.

Esattamente, interrogandolo, cosa vorrebbero chiedergli? (Nota aggiunta il giorno dopo: ha risposto “non volevo ucciderli”. Ah va?).

E, posto che sia necessario interrogarlo, perché questo avviene dopo tutto questo tempo?

Poi ci sarà un processo che durerà anni? Questo dovrebbe essere uno di quei processi (il nostro ordinamento per fortuna garantisce a tutti il diritto a essere giudicati dopo un processo, giornali permettendo) da dieci minuti, dove il giudice dovrebbe fare il ragioniere (omicidio + fuga + omissione di soccorso + tentativo di occultamento + guida senza patente + fatto + ubriaco, ecc. ecc. = 30 anni al gabbio senza sconti).

Su un argomento correlato, era giusto fare un processo approfondito alla signora Franzoni, perché da ragioniere non c’era proprio nulla. Era necessario esaminare, valutare, decidere prendendosene carico e responsabilità.

Personalmente non sono d’accordo sul risultato, perché a mio parere non ci sono vere prove a suo carico. Non so se sia colpevole o innocente, suppongo lo sappiano lei e il suo dio, se crede in uno, ma certo non io. Non a fronte della totale mancanza di prove inconfutabili.

Eppure l’hanno condannata. Lo scandalo supplementare consiste nel fatto che la sera della sentenza definitiva i Carabinieri fossero nascosti a casa dei vicini in attesa del verdetto, per poi piombarle in casa alle 23.15 e arrestarla di fronte ai figli.

Siamo seri…… se avesse voluto fuggire avrebbe atteso il verdetto all’estero, non a casa.

Ma anche questa è giustizia in Italia.


  1. Antonio

    Caro Marco,
    effettivamente, chi guida sotto l’influsso di determinate sostanze, uccide, cerca di sfuggire alle sue responsabilità ed alle conseguenti pene, tra l’altro dopo essere già stato diffidato per comportamenti violenti in occasione di partite di calcio (quando mai saranno introdotte anche in Italia le gabbie per i tifosi pericolosi e molesti), lascia senza parole. Individua un modo di esistere e di rapportarsi con il prossimo radicato nella totale mancanza di rispetto, tra l’altro, oserei dire, cercata con perversione, per l’incolumità altrui e per il diritto delle persone civili ad una convivenza pacifica e sicura. Sono d’accordo sul fatto che certe azioni vadano colpite con rapidità ed in modo esemplare. Peccato che il nostro sistema, come hai osservato giustamente, sia immediato nella repressione con chi è agevolmente perseguibile, mentre appare alquanto più lento – tra l’altro con uno squilibrio di garanzia, tenuto conto che non può richiamarsi a garanzie di difesa uno stato che lascia in circolazione per lungo tempo persone che mettono abitualmente a rischio la collettività con le loro azioni – quando il soggetto, tra l’altro davvero meritevole di punizione, potrebbe creare qualche problema di resistenza. Sicuramente certi atti derivano da grosse carenze di tipo educativo, da una società che non è più in grado di integrare gli individui e di creare occasioni di incontro umano.
    Tuttavia, è stupidità pensare che persone adulte e capaci di intendere e volere, almeno nel momento in cui si attaccano alla bottiglia, o sniffano polvere bianca, o inghiottono una pasticca, debbano essere trattate con “riguardo penale” per i loro “disagi sociali”.
    Chi di noi ultraquarantenni non ha sperimentato periodi di disagio sociale? Non per questo ci si è dedicati alle lotte senza quartiere al di fuori degli stadi o all’imbottimento del proprio sangue con ogni sorta di schifezza per poi lanciarsi in folli corse omicide in automobile.
    Forse trent’anni di reclusione per quell’individuo non sarebbero sostenibili per il sistema carcerario italiano (a meno che al condannato venga imposto un lavoro economicamente redditizio), ma cinque, inflitti da un Giudice-notaio nell’arco di due mesi dal fatto, con custodia cautelare preventiva protratta anche per le fasi di impugnazione, da scontarsi fino all’ultimo senza benefici, sarebbero auspicabili.
    Saluti.
    Antonio

  2. Marco

    Antonio…….. come sempre esemplare……

    Ciao e grazie!

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